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Pantaleo e la colazione “piccante”

Pantaleo e la colazione “piccante”

La temperatura è bassa, c’è umidità e il sole tarda a fare capolino, eppure gli adulti sono tutti al frantoio in attesa che giunga il loro turno per la spremitura delle olive. C’è chi chiacchiera e si fuma una sigaretta, chi sta accanto al braciere per ingannare il freddo e chi, come Girolamo, deve tenere a bada suo padre che vuole lì con sé suo nipote, il piccolo Pantaleo.

«Vai a prenderlo, Girò! Deve vedere con i suoi occhi l’olio nuovo e deve respirarne il suo profumo eccezionale. E poi la colazione… deve farla qui».

«No, papà. È piccolo, fa freddo e deve andare a scuola!».

All’improvviso un rumore sordo. Crack! E un urlo di disperazione. Nonno Pantaleo non ci può credere. È successo per davvero. La resa è seriamente compromessa!

«Girò, vallo a prendere e non mi contraddire. Sarà lui il mio bastone».

Girolamo non ha altra scelta. Se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto la colpa ricadrebbe su di lui e sulla sua testardaggine. Anche questa volta l’hanno avuta vinta loro e suo padre ha dato una motivazione intelligente, quasi poetica. Quei due passano tanto tempo insieme e la buona sorte è sempre dalla loro parte. In fin dei conti sono una bella squadra.

La sera prima

Il piccolo Pantaleo e suo nonno mettono in piedi un piano infallibile per far sì che entrambi possano trovarsi nel frantoio al momento della produzione dell’olio extra vergine di oliva nuovo, fresco di spremitura.

Siete curiosi di conoscere il loro piano? Sicuramente sì! Quindi ve lo sveliamo.

«Pantalè, il nonno. L’impresa è ardua. Dobbiamo farci venire un’idea brillante!».
– «Seeeeee brillante!» –
esclama il piccolo Pantaleo. «Ci vuole un’idea furba e noi in questo siamo dei maestri».

Cala il silenzio. A nessuno dei due viene in mente nulla, il tempo stringe e bisogna trovare una soluzione. Il piccolo Pantaleo posa lo sguardo sul bastone del nonno, un vecchio ramo di legno che utilizzava in casa, che quello buono, lucido e con il pomello di peltro a forma di trullo, andava usato nelle grandi occasioni “sposalizi, funerali e visite di cortesia”. Per Pantaleo quel vecchio ramo di legno rappresenta la svolta.

«Nonno, ho trovato!» – urla saltando di gioia. «Ascoltami bene».

Il nonno, seduto sulla vecchia sedia con il fondo di paglia, assume la postura tipica di quando è concentrato. Gambe divaricate, bastone in posizione verticale, palmi delle mani sull’estremità superiore e mento sui dorsi. La coppola un po’ abbassata a coprire gli occhi che non devono tradire emozioni.

«Con un seghetto faccio un taglio profondo a metà del tuo bastone» spiega il piccolo Pantaleo. «Tu devi essere bravo a non agitarlo come fai di solito, non usarlo per indicare qualcosa o qualcuno, non ti atteggiare. Devi tenerlo con leggerezza. Entri in frantoio e dopo un’oretta circa di attesa, anche due, urli di disperazione perché si è rotto».

Un sospiro, niente più. Il nonno riflette su quella idea. In frantoio senza il bastone, lo sapevano tutti, lui non poteva proprio stare. Non che gli servisse per reggersi in piedi o per camminare, lo considerava più come un amuleto. Se non lo portava con sé la resa era bassa. Successe nel 1925, se lo ricordava bene. Un anno da dimenticare perché l’olio, buonissimo, era davvero poco e ovviamente associò questa sventura all’assenza del bastone.

«Sì, va beh. E se questo stratagemma dovesse portarci sfortuna?». Obietta nonno Pantaleo. «E se qualcosa va storto e dopo tante fatiche l’olio è poco e neppure buono? E poi che faccio, resto senza bastone? No no, questa idea non mi piace» replica il nonno che inizia a sentire la sfortuna che incombe.

«Aspetta di sentire tutto il mio piano, nonno. Non essere precipitoso!».

Il piccolo Pantaleo deve convincere il nonno perché desidera davvero assistere alla nascita dell’olio nuovo e perché non ha studiato storia e ha paura di essere interrogato, quindi non vuole andare a scuola.

«Dopo che il bastone si sarà rotto» continua «tu pregherai papà di venirmi a prendere. Ma devi essere convincente! Devi far capire che la mia presenza è importante!».

Il nonno resta in silenzio. Come avrebbe potuto giustificare la sua insistenza? Perché la presenza di Pantaleo avrebbe dovuto essere così importante? Questa volta sentiva di non potercela fare, suo figlio avrebbe avuto la meglio, Pantaleo sarebbe dovuto andare a scuola e basta.

«Nonno, nonno? Lo sapevo, sei rimasto senza parole. A papà devi semplicemente dire che solo io posso evitare che il lavoro di un anno intero venga vanificato e sai perché? Perché sono io il bastone (della tua vecchiaia)».

Il nonno fa un lungo sospiro. Lo deve ammettere, suo nipote è davvero unico. La sua furbizia è sempre condita di intelligenza. Merita di essere portato in frantoio e di consumare la sua prima colazione piccante. Niente di osé, cosa andate a pensare!

L’olio extra vergine di oliva appena spremuto che impregna due grosse fette di pane. L’apoteosi del gusto, il pizzicore in gola che fa tossire e che improvvisamente riscalda. È una sensazione che Pantaleo deve provare. Se l’è sudata.

Suo nipote è davvero in gamba e l’omonimia c’entra sicuramente qualcosa, eccome se c’entra. Ma questa è un’altra storia…