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Il sogno nel… carrello. Pantaleo sarà riuscito a realizzarlo?

Il sogno nel… carrello. Pantaleo sarà riuscito a realizzarlo?

«Papà, papà, mi fai fare un giro nel carrello? Daiiiiiii!».
«Mena a Girolamo, accontentalo una volta tanto, che ti costa!» diceva la mamma che, a dirla tutta, era sempre dalla parte di suo figlio.
«Angor (di nuovo), ho detto no. Il carrello mi serve per lavoro, non posso rischiare di rovinarlo per far fare un giro a tuo figlio».

Ebbene sì, in Puglia quando un bambino fa un capriccio (poco importa se abbia un’età inferiore o superiore ai 40 anni, sempre di bambino si tratta, ndr) diventa automaticamente figlio dell’altro genitore. Un modo rapido e indolore per dire che in quel momento si disconosce il sangue del proprio sangue per non far precipitare la situazione, ché altrimenti sarebbero guai seri.

Torniamo al giro nel carrello, sogno proibito dei bambini cresciuti in famiglie dedite ai lavori di campagna (ce n’erano davvero tanti, ndr), proprio come il piccolo Pantaleo che non si stancava di fare sempre la stessa domanda nella speranza di ricevere dal suo papà una risposta diversa dalla solita.

Chissà come ci si sente a fare un giro proprio come le olive dopo la raccolta. Il carrello è impregnato del loro profumo. Ma perché loro possono salirci e io no?

Pantaleo se lo chiede in continuazione e il desiderio cresce smisuratamente fino a quando non trova un complice che potrebbe realizzarlo.

– «Nonno, tu sai guidare?».
«Con il carretto del tuo bisnonno andavo come una scheggia!».
– «Cioè, guidavi il carretto con il ciuccio? Non hai mai guidato una macchina?».
«Me vabbè, non fare il di più! Di’, cosa ti serve?».
– «Attacchiamo il carrello alla macchina di papà e andiamo a fare un giro. Io però devo stare nel carrello».
«Cuss è tutt?» (Questo è tutto?).

Il piccolo Pantaleo e suo nonno Pantaleo (non è una coincidenza, in Puglia il nonno paterno e il primo nipote maschio devono avere lo stesso nome, ndr), non sanno nemmeno da dove iniziare.

Trafficano con macchina, gancio e carrello. Dopo una serie di peripezie, e qualche bullone di troppo, pare ci riescano. La gioia è tanta, la certezza di aver agganciato tutto correttamente un po’ meno. Pure il nonno non sta più nella pelle perché suo figlio non gli ha mai permesso di guidare la sua auto.

– «Ualiò, sei pronto?».
– «Sì, nonno. Ci sono! Scalda il motore e vai a tutto gas!».

I due complici ignorano che Girolamo se la sta ridendo di gran gusto osservandoli dal retro di un ulivo secolare. Il suo tronco avrebbe potuto nascondere tranquillamente due persone e le sue fronde sarebbero state capaci di far mimetizzare anche nonna Lucia che indossa un grembiule rosso corallo.

Girolamo, conoscendo bene suo padre e suo figlio, prima di andare a riposare aveva staccato i fili dell’accensione, dell’avviamento e della batteria, insomma aveva reso la sua auto un cimelio da guardare e non toccare.

– «Ualiò, non succede niente!» – urla il nonno.
– «Gira la chiave, nonno! Schiaccia il pedale e vaiiiiii!».
– «Angor (di nuovo)! Non funziona!».
– «Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo! Non sei capace!» – borbotta Pantaleo. «Mo deve venire papà e si deve accorgere di tutto. Quello si arrabbia pure con te!».
– «U sacce buone (Lo so bene). Come dobbiamo fare?».

Vanno avanti così per un’ora. Papà Girolamo si diverte tanto. Rimane a osservarli attendendo il momento della resa, poi irrompe sulla scena e finge di essere seriamente arrabbiato. Nonno e nipote accettano i rimproveri, in silenzio, lanciandosi sguardi di complicità: la prossima volta ce l’avrebbero fatta, ne sono certi.

Voi pensate che di fonte a questa scena papà Girolamo abbia cambiato idea? Neanche per sogno!

Pantaleo avrebbe dovuto continuare a sognare il suo giro nel carrello mentre il nonno avrebbe dovuto tentare di nuovo di esaudire il desiderio del nipotino. Questo è il disegno nella mente di Girolamo. L’amore fra Pantaleo “u picciue” (il piccolo) e Pantaleo “u granne” (il grande, ma anche il saggio) doveva crescere su basi solide, sul rispetto ma anche sulla sana e segreta complicità che emoziona e crea ricordi; che scrive pagine di una storia che un giorno il piccolo Pantaleo potrà rileggere aprendo i cassetti della sua memoria.

E se nonno e nipote riusciranno a fare insieme il loro primo giro “clandestino” ancora meglio, questa avventura li legherà silenziosamente proprio come ora li lega la passione per la terra, per i trulli, gli ulivi e per quell’odore di olio extra vergine di oliva che solo le olive del loro terreno sanno diffondere.